giovedì 15 ottobre 2015

15 MODI DIVERSI PER ROVINARE UN FIGLIO

Come rovinare con le proprie mani un figlio? Tutto ciò che sarebbe meglio evitare nel rapporto con i figli:
NON PARLATE MAI DI SENTIMENTI IN FAMIGLIA
né dei vostri né di quelli dei vostri figli. Non mettete mai in parola le emozioni e i sentimenti. Il riferimento alle emozioni e ai sentimenti con i bambini è una sciocchezza o una perdita di tempo. Non rispettate la vita emotiva dei vostri figli. Fate finta che il dolore non esista, che la gioia non esista, che la paura non esista, che la preoccupazione non esista, che la rabbia non esista, che la tristezza non esista e così via. Non perdete troppo tempo nel pensare e nel discutere dei problemi affettivi e relazionali in famiglia, né in particolare dei problemi affettivi e relazionali dei vostri figli.
DATE IMPORTANZA ALLE COSE SOLIDE. Considerate nei fatti che le cose più importanti nella vita in famiglia e fuori dalla famiglia sono le cose materiali. I soldi, la carriera, i vestiti, il divertimento sono le cose più importanti della vita. Raggiungere la ricchezza, il potere e l'immagine sociale sono le mete e i valori da trasmettere ai figli, soprattutto attraverso l'esempio e la testimonianza quotidiana. Siamo in un mondo in cui quello che conta non è ciò che si è, ma ciò che si ha, non è importante la vita interiore, ma la capacità di apparire, di presentarsi bene agli altri.
NON FATE ASSOLUTAMENTE MANCARE NULLA AI VOSTRI FIGLI
giochi, soldi, facilitazioni. Non chiedetegli niente in cambio. Circondate continuamente i vostri figli di attenzioni materiali. Ricordatevi che il miglior modo per farvi perdonare per le vostre carenze di comunicazione e di presenza è quello di pensare ad un bel regalo per i vostri bambini. Cercate di rendere la vita dei vostri figli il più facile possibile, dal momento che la vostra vita o la vostra infanzia in particolare sono state attraversate dalla sofferenza. Cercate di contrapporvi il meno possibile alle esigenze dei vostri figli. Meno limiti e meno frustrazioni si danno ai figli, più li si farà crescere felici e senza complessi.
CERCATE DI PROTEGGERE I VOSTRI FIGLI IL PIU' POSSIBILE DALLE DUREZZE DELL'ESISTENZA. Evitate di parlare di argomenti che potrebbero traumatizzarli o potrebbero risvegliare precocemente impulsi e tensioni. Devono essere accuratamente evitati argomenti come la morte, la malattia, l'handicap, il desiderio sessuale, la violenza, l'abuso sessuale, la separazione dei genitori, la guerra ecc. Fate di tutto perché sia rinviato il momento in cui i vostri figli dovranno confrontarsi con questi problemi. L'infanzia può e deve essere un'età felice al riparo da brutture, conflitti e problemi che i bambini possono continuare ad ignorare per anni fintanto che diventeranno più grandi e avranno la forza per parlare e comprendere questi temi.
EDUCATE I FIGLI AD ESSERE VINCENTI. Il mondo è dei vincenti. 
Premiate i successi e le iniziative che riescono. Scoraggiate nei figli la comunicazione di problemi e delle difficoltà. Gli insuccessi non devono essere ammessi in alcun modo sul piano educativo. Dare spazio alla comunicazione dei problemi e delle difficoltà da parte dei figli rischia di favorire le lamentele e i piagnistei. Ciascuno deve cavarsela da solo nell'affrontare i problemi con la forza di volontà e tirando fuori le capacità, ammesso che si abbiano. La funzione della famiglia non è certo quella di dare sostegno ai suoi componenti in difficoltà.
NON PARLATE MAI DEI VOSTRI PUNTI DEBOLI. I genitori devono essere percepiti dai figli come perfetti. I figli devono percepire che voi siete superiori, devono ammirarvi per il piedistallo su cui dovete state o comunque apparire ai loro occhi. Tanto i punti deboli si possono benissimo nascondere ai bambini! Presentatevi sempre competenti, efficienti, capaci di controllare le situazioni. Non ammettete mai errori o debolezze! Se i figli percepiscono i vostri lati più umani e fragili, possono crollare tutti gli obiettivi educativi. Se per caso sbagliate, la cosa peggiore che potete fare è scusarvi. Sono i figli che devono mettersi in discussione, non voi. Le debolezze e gli errori riguardano semmai loro, non voi.
RICORDATE CHE LE LODI SONO INUTILI E CONTROPRODUCENTI. Evitate in particolare le lodi, che vi verrebbero spontanee e che potrebbero risultare realistiche. I figli non devono abituarsi ad apprezzamenti e valorizzazioni. Se i figli assolvono bene ai loro compiti o ottengono risultati positivi, magari con impegno e fatica, questo deve essere considerato un fatto scontato, un dovere che da loro deve essere normalmente compiuto. Non devono per questo aspettarsi un riconoscimento. Rinforzare l'autostima dei figli è rischioso. Tenere bassa l'autostima è invece utile, perché li stimola a darsi da fare.
NON TEMETE DI UMILIARE I VOSTRI FIGLI. Quando ci vuole una punizione, ci vuole. Non preoccupatevi che eventualmente la punizione presenti un carattere sadico o umiliante, quel che conta è che la punizione abbia una ragione. Il fine di educare giustifica ogni mezzo, per quanto possa dare sofferenza o accompagnarsi ad un attacco umiliante all'immagine dei vostri figli. Gli schiaffoni o le punizioni corporali possono essere molto utili per insegnare ai figli che hanno sbagliato, anche se possono magari far stare molto male. Passato il vissuto di ferita o di umiliazione i figli possono facilmente tornare sul problema per il quale la punizione è stata data ed eliminare ogni sentimento di rabbia o di ribellione.
MANTENETE IL POTERE SUI VOSTRI FIGLI
Non perdetevi in mille discussioni dispersive e in dialoghi inutili con i vostri figli. Ciò che importa non è tanto chiarire in modo preciso i problemi che possono nascere, i compiti e le responsabilità che spettano ai vostri bambini e ai vostri ragazzi situazione per situazione. Non state a spiegare il vostro comportamento con infinita pazienza. Ciò che conta è trasmettere con chiarezza la differenza di ruoli tra genitori e figli, chi detiene il potere in casa vostra e chi non lo detiene, chi deve comandare e chi ubbidire, chi ha ragione per il ruolo che esercita e per l'esperienza di cui dispone e chi invece ha torto.
INSEGNATE AI VOSTRI FIGLI AD AVERE PAURA DEL MONDO. Cercate di rappresentare tutto ciò che all'esterno della famiglia come qualcosa che può rappresentare un pericolo. Una sana diffidenza aiuta a d affrontare i rischi che attendono i figli quando essi escono dall'ambiente rassicurante della famiglia. Insegnate ad avere rispetto ed obbedienza per i genitori, perché solo nei genitori potranno trovare quell'affetto, quella garanzia e quella sicurezza che altrove non possono trovare.
NON DIMENTICATE CHE I FIGLI VI APPARTENGONO. I figli sono i vostri figli. Li avete messi al mondo voi e vi devono l'aria che respirano, vi devono la loro vita, vi devono tutto. Non consentite a nessuno di intervenire nel modo con cui trattate i vostri figli, così come non permettete a nessuno di entrare a casa vostra o di prendere senza permesso la vostra roba. Come madri li avete tenuti in pancia, come padri gli avete garantito il mantenimento. Avete diritto ad aspettarvi qualcosa in cambio.
NON PREOCCUPATEVI DI COINVOLGERE I VOSTRI FIGLI NEL CONFLITTO CONIUGALE
Cercate di fare emergere il vostro punto di vista e la vostra personalità di padre o di madre senza privilegiare a tutti i costi l'unità della coppia genitoriale di fronte ai figli. Se il vostro coniuge vi attacca contrattaccate. Cercate di portare i vostri figli sulle vostre posizioni. Quel che conta è che i vostri diritti e la vostra immagine di padre o di madre non sia sminuita ed inoltre che risulti ben chiaro che la colpa è dell'altro genitore!
PRETENDETE SEMPRE IL MASSIMO DAI VOSTRI FIGLI. PUNTATE ALLA PERFEZIONE CHE E' UN IDEALE EDUCATIVO STIMOLANTE. Anche se i vostri figli non possono raggiungerla, possono comunque avvicinarsi ad essa. Cercate di essere sempre esigenti e pretendete il massimo dai vostri figli. Non fatevi deviare dai bisogni dei bambini: sempre sono usati come scuse per sottrarsi agli impegni. Non fatevi commuovere dalle lacrime e dai compromessi. Gli obiettivi da raggiungere siete voi che dovete indicarli. Non sottolineate gli aspetti positivi ma quelli negativi per stimolarli a migliorare. Non fidatevi dei bambini e sviluppate il massimo di sorveglianza sulla vita dei vostri figli. Potrebbero tradire le vostre aspettative. Non puntate sulla comunicazione, ma sul controllo.
NON PRENDETE SUL SERIO I BAMBINI. Puzzano ancora di latte e presumono di sapere come va il mondo. I bambini non vanno viziati: per lo più sono pieni di capricci che vanno contrastati. I bambini sono scarsamente credibili e vivono in un mondo di sogni. Se i bambini vengono pesi sul serio c'è il rischio che si montino la testa. Non prendete sul serio i bambini soprattutto quando riferiscono situazioni di malessere o addirittura di violenza. Lasciate cadere il discorso ed isolateli. Fateli crogiolare nel loro brodo di bugie.
NON RIFLETTETE MAI SULLA VOSTRA COERENZA. Non è così importante perseguire la coerenza negli atteggiamenti educativi. Se date una regola e il giorno dopo non la fate rispettare, se minacciate una punizione nel caso di una eventuale disobbedienza dei vostri figli e poi non la mantenete, quando quella disobbedienza s'è realizzata, se dite ai vostri figli di non dire bugie e non vi rendete conto delle vostre falsità, se enunciate un principio che voi stessi per primi calpestate, predicate bene e razzolate male, se pretendete il rispetto dei vostri figli e voi stessi poi non lo garantite, se dite ai figli di non dire parolacce quando voi bestemmiate, tutto questo non è importante. Sono i vostri figli che devono imparare la coerenza, non voi.
E voi cosa ne pensate? Lasciatemi pure un commento sotto questo post!
                                              Dott.ssa Rita Manzo

LE BUGIE DEI BAMBINI


Le bugie rappresentano per il bambino una fase evolutiva assolutamente normale, inevitabile e persino necessaria,  destinata, in genere, a risolversi con il procedere dello sviluppo. Tutti i bambini e gli adolescenti prima o poi dicono qualche bugia. Ponendo attenzione al contenuto delle bugie dei vostri figli potete capire molte cose del loro universo e del loro rapporto con voi. Proprio come avviene per i sogni, le bugie sono infatti lo specchio fedele dei loro bisogni, dei loro desideri e delle loro paure. Attraverso la bugia i bambini costruiscono un proprio spazio segreto, un mondo a metà strada tra la realtà e la fantasia, un mondo che può essere riservato a riporre sentimenti o emozioni che hanno paura di mostrarvi o di cui sono gelosi o si vergognano. Per questo la mamme ed i papà non devono preoccuparsi o peggio sentirsi traditi e imbrogliati dalle piccole innocenti bugie. 
Il bambino scopre la bugia verso i 3-4 anni,quando capisce che è possibile non dire tutto, dire cose false e inventare cose inesistenti. La bugia può svolgere una funzione importante nel suo sviluppo cognitivo: il bambino capisce cioè, attraverso di essa, che il suo pensiero interiore è solamente suo e che gli altri, soprattutto i genitori, non possono indovinare i suoi pensieri. Capita spesso di ascoltare bambini piccoli dire: “non sono stato io!”, in questo caso essi desiderano così tanto non essere stati loro a combinare un guaio, che sono convinti che basti negare la realtà per sopprimerla e allo stesso tempo desiderano non dare un dispiacere ai loro cari. Man mano che i bambini crescono si rendono conto che negando la realtà essa non si cancella.
Successivamente, intorno ai 9-10 anni, i bambini imparano anche la tecnica della dissimulazione, l'arte cioè di non dire una bugia tacendo una parte della verità (es. dice alla mamma di aver preso un ottimo voto in italiano omettendo di aggiungere però che la maestra gli ha messo una nota per aver fatto casino durante l’ora di ed. fisica). La dissimulazione è un comportamento che riduce il senso di colpa dal punto di vista di chi mente (in quanto egli ritiene di non aver propriamente mentito) e soprattutto offre delle comode scuse:”non lo sapevo te lo giuro”, “me ne sono proprio dimenticato!”, “ti giuro che te l’avrei detto”.
Infine, durante l'adolescenza, la bugia rappresenta un modo per affermare la propria identità e continuare a tracciare il percorso evolutivo verso l'autonomia.
Non tutte le bugie hanno lo stesso peso e non sempre si tratta di vere bugie. 
Esistono diversi tipi di bugie :
1) Le bugie di discolpa “non sono stato io!” : solitamente tendono a scomparire con la crescita del bambino, ma se dovessero persistere dopo i sette anni vuol dire che il bambino ha paura delle punizioni, del giudizio severo dei genitori e della loro disapprovazione, e utilizza la bugia per difendersi dal loro atteggiamento intransigente.  C'è molta insicurezza che rende più difficile assumersi la responsabilità delle proprie azioni, quindi meglio mentire piuttosto che deludere i propri genitori. Il bambino deve imparare che può capitare a chiunque di sbagliare e che non c'è alcun motivo di vergognarsi o di sentirsi in colpa. 
2) La calunnia “non sono stato io ma è stato lui!”:  E’ più grave della precedente in quanto il bambino nel tentativo di salvare se stesso cerca di “distruggere” l'altro. Si tratta di un comportamento antisociale, ma va trattato con clemenza se si vuole ottenere un cambiamento, ad esempio insegnando al bambino che esistono altri modi per affrontare i problemi e che è possibile perseguire la strada della lealtà ed avere il coraggio delle proprie azioni.
3) Le vanterie: servono a “farsi belli” di fronte agli altri e consentono di dare sfogo ai propri desideri di grandezza e in genere si estendono anche alla famiglia. Più che di vere bugie si tratta di tentativi di modificare la realtà ricorrendo alla magia del pensiero e dell'immaginazione. Il bambino decide di trasformare i suoi desideri in un racconto. Le vanterie infantili hanno il fine di contrastare il senso di inferiorità del bambino e lui ricorre ad uno strumento potente: il senso di onnipotenza. Se inventa qualcosa tanto vale farlo alla grande. Spesso tra bambini comincia una gara di bugie, si tratta di un gioco dove ci si sfida a “spararle più grosse”. Non è il caso di preoccuparsi poiché la vanteria in questi casi è un gioco. Se invece le vanterie sono sistematiche e servono a deformare la realtà (ad esempio si raccontano frottole per adeguare la propria situazione familiare a quella degli altri) bisogna capire se il bambino è oppresso da un senso di inferiorità sociale molto forte. Ciò accade quando i genitori inseriscono i propri figli in ambienti troppo snob al di sopra dei propri mezzi e ciò fa soffrire inutilmente i propri figli che si devono confrontare quotidianamente con chi ha di più e di certo non si sentono a proprio agio con gli altri ed aumenta il loro senso di inferiorità.
4) Bugie consolatorie: ci sono bambini che inventano storie per consolarsi, trovare delle sicurezze e risolvere situazioni difficili con un lieto fine. Si tratta di bambini che mentono perché si sentono poco amati e apprezzati e soprattutto infelici e, di conseguenza, cercano di abbellire la realtà che appare troppo opprimente. Anche in questo caso non si tratta di vere e proprie bugie ma di desideri che il bambino cerca di esaudire almeno nella fantasia e che i genitori possono interpretare al fine di capire le sue paure, le sue sofferenze e i suoi desideri. Un bambino che, ad esempio, racconta di avere molti amici quando nella realtà ha solo qualche conoscenza superficiale, rivela la propria solitudine e chiede di essere rassicurato sulle proprie qualità e di essere aiutato ad instaurare nuove e più vere amicizie. 

QUANDO È IL CASO DI PREOCCUPARSI?
Come ho scritto all’inizio dell’articolo le bugie rappresentano per il bambino una fase evolutiva normale che in genere si risolve con l’avanzare dello sviluppo. Le bugie nei bambini devono preoccupare i genitori solo quando diventano così frequenti da indurre il bambino a costruirsi un “mondo finto” fatto di illusioni, di sogni e di desideri poco legati alla realtà che sta vivendo (una realtà evidentemente che non piace e che fa soffrire). In questo caso per il bambino la falsità diventa uno stile di relazione che deve allertare, perché dietro di essa possono nascondersi problemi più seri. Se questo atteggiamento è davvero insistente probabilmente il bambino sta vivendo un forte disagio che cerca di compensare modificando a suo modo la realtà. Ad esempio quando il bambino con i compagni di classe millanta grandi successi sportivi, avventure mozzafiato o ricchezza regale, è possibile che abbia un deficit di autostima e che stia cercando di apparire migliore e di farsi accettare dal gruppo per quello che non è.

CONSIGLI PER INSEGNARE AD EVITARE LE BUGIE
È importante adottare con i bambini un atteggiamento che non faccia pesare su di loro un eccesso di aspettative. Non chiediamo loro "missioni impossibili" come quella di aderire al modello di perfezione che noi abbiamo in mente per loro. Più li vogliamo puliti, ordinati, diligenti, bravi, più li invitiamo a mentire per dar vita a un'altra realtà, quella in cui loro riescono a soddisfare tutte le aspettative dei genitori. È importante comunque sottolineare loro l’importanza di dire la verità, aiutarli ad essere onesti.

Ecco qualche consiglio per insegnare a non dire le bugie:
- Trasmetti al bambino il concetto di fiducia. Chi dice la verità merita fiducia. E con una persona di cui ci si fida si vuole passare più tempo. Chi invece mente non merita fiducia e allontana gli amici.
- Insegnagli la differenza tra realtà e fantasia. Quando parli di racconti inventati digli, per esempio: “questa è proprio una bella storia”. Così da segnalare bene quando si parla invenzione e quando di realtà. 
- Le bugie a volte nascondono un desiderio. Se c'è un problema cerca di capire perché ha mentito. Se le bugie nascondono un problema, proponi una soluzione alternativa. Per esempio, se dice che la mamma/il papà gli telefona sempre e sai che non è così, potresti dire “mi sembra di capire che tu vorresti che la mamma/ il papà ti chiamasse più spesso”. Spiegagli perchè il suo desiderio non si esaudisce.
- Non etichettare mai un bambino come “bugiardo”, rischi di farlo sentire tale e, nel tempo, di farlo diventare così come il tuo giudizio l'ha etichettato. Le etichette tendono a incoraggiare un comportamento che si vorrebbe evitare.
- Nel momento in cui tuo figlio ammette con sincerità i suoi errori non bisogna punirlo; così facendo il bambino (o l'adolescente) apprenderebbe che è da stupidi dire la verità e che invece è da furbi mentire.
- Conquista la sua fiducia non punendolo alla prima occasione, ma incoraggiandolo a raccontarti le sue marachelle invece delle bugie. Se coglierà la tua disponibilità al dialogo sarà più tranquillo e la bugia sarà riservata solo a piccole occasioni. 
- Evita di punirlo per una piccola bugia, rischieresti di innescare la spirale delle bugie per evitare nuove punizioni.
- Quando le bugie sono frequenti, se da una parte è comunque consigliabile non esagerare con la repressione o con l'arrabbiatura, d'altra parte è necessario andare alla radice della faccenda. «Perché non hai detto la verità? Lo sai che bisogna essere sinceri perché insieme possiamo trovare una soluzione. Vediamo cosa si poteva fare di diverso anziché mentire»; questa potrebbe essere una buona via d'uscita.
- Dai sempre il buon esempio!  bisognerebbe cercare di non mentire mai ai figli anche quando loro pongono domande difficili o imbarazzanti. Se il genitore gli mente si sente autorizzato a farlo anche lui. La sincerità, così come la menzogna, i bambini la imparano dall'esempio dei genitori!
                                                  Dott.ssa Rita Manzo





TERRORE NOTTURNO


Il Terrore Notturno (chiamato anche Pavor Nocturnus) è un disturbo tipico dell’età infantile, e si caratterizza per un parziale risveglio dal sonno profondo accompagnato da grida, agitazione intensa, pallore, sudorazione, tachicardia, respiro accelerato. Il bambino appare inconsolabile, poco responsivo agli stimoli ambientali e, se svegliato, è confuso, disorientato e non riconosce le persone vicine. A volte può scendere dal letto, camminare, e/o urlare per la casa terrorizzato. Subito dopo essere stato svegliato o al mattino successivo il bambino non ricorda nulla dell'evento. È un disturbo del sonno che, pur rientrando nelle parasonnie (alterazioni della normale struttura del sonno), si presenta più come una crisi d’ansia.

SINTOMI
Durante un episodio di terrore notturno, una persona può:
- sedersi sul letto
- gridare, piangere
- avere rigidità muscolare
- sudare, respirare pesantemente o avere tachicardia
- non riuscire a risvegliarsi
- essere inconsolabile
- scendere dal letto e correre intorno alla casa
- impegnarsi in comportamenti violenti (più comune negli adulti)
- stare con gli occhi spalancati
- non ricordare nulla al mattino.

DURATA DEGLI EPISODI
Gli episodi, si verificano di solito nel primo terzo della notte, e la durata dell’episodio può durare da alcuni secondi a 10 minuti, ma in alcuni casi può arrivare anche a mezzora. Il disturbo mostra una graduale e spontanea remissione nel tempo.

QUANDO COMPARE IL DISTURBO
I terrori notturni sono relativamente rari, e colpiscono solo una piccola percentuale di bambini, spesso di età compresa tra i 3 e 12 anni. Anche se i terrori notturni sono più comuni nei bambini, possono colpire anche gli adulti di età compresa tra di 20 e i 30 anni. Tuttavia  di solito il terrore notturno non è motivo di preoccupazione essendo un fenomeno benigno e transitorio.


RAPPORTO TRA TERRORI NOTTURNI E ALTRI DISTURBI PSICOLOGICI
I bambini con terrori notturni non hanno una maggiore incidenza di disturbi mentali o di psicopatologia rispetto alla popolazione generale.
Al contrario, in età adulta, è più elevata l’incidenza di problematiche psicopatologiche correlate, quali il Disturbo Post-traumatico da Stress e soprattutto i Disturbi d'Ansia. I Disturbi di Personalità a cui si associano i terrori notturni sono il Disturbo Dipendente, Schizoide e Borderline.

DIAGNOSI
Per la diagnosi può essere fatto un esame fisico o psicologico per identificare eventuali condizioni che possono contribuire. Lo studio del sonno (polisonnografia) in un laboratorio del sonno durante la notte è indicato nel caso in cui si renda necessaria una diagnosi differenziale con episodi di natura epilettica in sonno oppure si sospetti la presenza contemporanea di disturbi respiratori in sonno. Per il resto, la diagnosi sulla base della storia clinica può essere sufficiente.
La diagnosi differenziale deve essere fatta anche con gli incubi, tipici della fase REM del sonno, da cui si differenziano per la fase del sonno interessata (prima parte del sonno nel caso dei terrori notturni, fase centrale/ultima parte nel caso degli incubi), ma anche per il fatto che generalmente il sognatore di un incubo si sveglia dal sogno e ricorda i dettagli, mentre una persona che ha un episodio di terrore  rimane addormentata e ha una totale amnesia dell’episodio al mattino.
I terrori notturni, inoltre, devono essere distinti anche da episodi di attacchi di panico notturni che consistono in un risveglio associato a tachicardia, sudorazione e sensazione di soffocamento.
Spesso, le manifestazioni del terrore notturno si sovrappongono a quelle del sonnambulismo da cui il terrore notturno si differenzia per l’attivazione del sistema nervoso autonomo (palpitazioni, sudorazione, tremore, rossore) e l’espressione di terrore.

CAUSE
Vari fattori possono scatenare un episodio di terrore notturno:
- privazione del sonno
- fatica
- stress
- ansia
- febbre (nei bambini)
- dormire in un ambiente non familiare
- luci e rumori
- disturbi respiratori
- familiarità: c’è un rischio 10 volte maggiore di sviluppare terrori notturni se almeno uno dei parenti stretti ha sperimentato questo o altre parasonnie (es. sonnambulismo) nella propria vita.

COMPLICAZIONI
I terrori non sono necessariamente un problema. Possono però causare eccessiva sonnolenza diurna, che può portare a difficoltà a scuola (o al lavoro, nel caso di persone adulte), o problemi con le attività quotidiane . Gli episodi di terrore durante il sonno possono generare disagio nelle relazioni sociali ed affettive. La persona, infatti, può cominciare ad evitare situazioni nelle quali gli altri potrebbero rendersi conto del disturbo, come andare in campeggio, dormire da amici o compagni (o dormire con il partner, nel caso di adulti).
Danneggiare se stessi o  altri è un'altra possibile complicanza rara. Occasionali terrori notturni di solito non sono un motivo di preoccupazione.
E’ importante consultare uno specialista se:
- diventano più frequenti
- disturbano il sonno
- causano al bambino la paura di andare a dormire
- portano a comportamenti pericolosi o lesivi
- sembrano seguire lo stesso modello di volta in volta.

TRATTAMENTI
Se i terrori notturni hanno una frequenza inferiore ad un episodio a settimana e non mettono a rischio di incidenti il bambino il trattamento non è necessario.
Se il terrore notturno è  associato ad una condizione di base medica o psicologica, il trattamento è volto al problema di fondo. Se lo stress o l'ansia sembrano contribuire, è fondamentale l'incontro con uno psicoterapeuta.
Il trattamento farmacologico è utilizzato soltanto in casi estremi (episodi frequenti o rischiosi per l’incolumità del bambino), in quanto potrebbe causare degli effetti collaterali.

COME INTERVENIRE A CASA?
Solitamente quando i genitori vedono il proprio figlio agitarsi e piangere durante la notte in preda al terrore, si sentono impotenti e si agitano a loro volta cercando di fermare in ogni modo la crisi di terrore del piccolo. E’ importante adottare alcuni comportamenti al fine di calmare il bambino senza arrecargli danno:
1) Quando il bambino ha una crisi di terrore, è importante mantenere la calma. Non scuoterlo mai né tantomeno gridare in presenza di un episodio di terrore notturno, questo peggiorerebbe le cose. Molto meglio aspettare e calmare il bambino con tranquillità. Talvolta il sentimento di impotenza nei confronti del bambino è forte ma è importante non farlo spaventare maggiormente.
2) Durante l’attacco di terrore il bambino non sarà sveglio. Quando si accorre da lui, bisogna fare attenzione a non svegliarlo prendendolo in braccio, poiché ciò potrebbe peggiorare e prolungare ancora di più la crisi in corso. Piuttosto, è possibile accarezzarlo con dolcezza facendogli comunque percepire la vostra presenza al suo fianco. Anche se lui urlerà e piangerà per alcuni istanti, è importante cercare di parlargli a bassa voce.
3) Probabilmente, se il bambino ha avuto una crisi, la causa sarà da ricercare in qualche avvenimento accaduto durante la giornata, che ha in qualche modo generato stress e tensione in lui. Pertanto è importante cercare di limitare gli stimoli nel corso della giornata e curare l’igiene del sonno (mantenere un regolare ritmo sonno veglia, evitare caffeina e coca-cola, ecc…).
4) Infine è controproducente riferire al bambino, il giorno seguente, quanto avvenuto durante la notte poiché questo potrebbe causare disturbi d’ansia.

                              Dott.ssa Rita Manzo, Psicologa e Psicoterapeuta
                                     

GLI STILI EDUCATIVI DEI GENITORI

DIMMI CHE GENITORE SEI E TI DIRO’ CHE FIGLIO HAI!

Lo stile educativo adottato dai genitori influisce sullo sviluppo dei figli. Per stile educativo si intende quell’insieme di atteggiamenti che il padre e la madre manifestano nei confronti dei figli che  creano il clima emotivo nel quale i genitori attuano i propri comportamenti specifici, volti ad ottenere determinati risultati educativi. Ogni genitore si rapporta con il proprio figlio secondo uno stile educativo preferito, nella gran parte dei casi in modo assolutamente inconsapevole e istintivo. Questo stile educativo  influisce in particolar modo sullo sviluppo di un positivo senso del sé e delle competenze personali dei figli. 
Possiamo distinguere tre diversi stili educativi:
STILE AUTORITARIO
I genitori con uno stile autoritario sono guidati principi molto rigidi, impongono le regole ai propri figli senza alcuna spiegazione, alzano spesso la voce e perdono la pazienza, non accettano di essere contraddetti, a meno di severe punizioni. Esercitano un eccessivo controllo sul comportamento dei figli, indipendentemente dall’età e dal contesto in cui si trovino. Si dimostrano scarsamente affettuosi con i propri figli, apparendo distanti e a volte freddi. Le richieste di comportamento maturo sono elevate, la comunicazione genitore–figlio è scarsa e il punto di vista del minore non viene ritenuto importante né dunque preso in considerazione.
In un ambiente così rigido, il bambino non ha la possibilità di sperimentare né di comprendere il valore delle regole, seppur rispettate per timore di essere puniti. È probabile che sviluppi una scarsa opinione di sé e che tenda a svalutare le sue capacità, assecondando passivamente il volere e le opinioni altrui. 

STILE PERMISSIVO/LASSISTA 
I genitori permissivi esigono poco dai figli, hanno difficoltà a imporre delle regole e a farle rispettate qualora ci siano. Lasciano il bambino libero di esprimere i suoi bisogni ma anche di autoregolarsi, senza alcun limite. Non esercitano alcun controllo sulla vita dei figli, né durante l’infanzia né dopo.
Sono affettuosi, accettanti e pieni di attenzioni, estremamente tolleranti  nei confronti dei comportamenti, richieste e desideri del bambino. Il livello comunicativo è buono o molto buono. Questi genitori richiedono raramente comportamenti maturi ai propri figli, e tendono a soddisfare tutte le loro richieste.  
Questo stile educativo non produce risultati migliori rispetto al precedente. Generalmente, la mancanza di regole provoca confusione, disorientamento e angosce nei minori. Questi ultimi, in assenza di un’autorità genitoriale, non percepiscono punti di riferimento e una guida sicura, per cui potrebbero sperimentare un falso senso di onnipotenza, da cui possono derivare notevoli problemi nelle relazioni sociali e nell’inserimento in gruppi amicali, soprattutto durante l’adolescenza, in cui possono manifestarsi comportamenti di tipo antisociale.

STILE AUTOREVOLE 
I genitori autorevoli stabiliscono delle regole chiare e coerenti per i propri figli e pongono loro dei limiti laddove ce ne fosse bisogno. Ascoltano le richieste e le domande di chiarificazione dei figli, sono interessati alla loro opinione e disponibili alla negoziazione.  Spiegano il perché di eventuali divieti o proibizioni. La comunicazione tra genitore e figlio è efficace. I genitori sono affettuosi e caldi. Ai figli vengono richiesti comportamenti maturi e appropriati alla loro età. È altamente probabile che, in tale clima familiare, i minori sviluppino buoni livelli di autostima e fiducia in se stessi, autonomia, maturità e competenza affettiva e sociale. Sono rispettosi delle regole ma non le seguono passivamente, le interiorizzano e le fanno proprie. Tale stile educativo incoraggia il bambino a essere autonomo dai genitori e, soprattutto, a sviluppare la sua personalità. Questi bambini avranno minori difficoltà di relazione con i coetanei e saranno più competenti nell’esprimere e portare avanti le proprie idee. Questo è lo stile educativo più consono a una buona educazione del bambino.
I genitori spesso  non aderiscono ad un unico stile educativo e si ritrovano a  variare combinando diversi atteggiamenti in base alle situazioni e circostanze. L’importante  è riuscire a mantenere una certa coerenza verso il bambino e accettare di non essere perfetti! si può sbagliare, l’importante è ammettere l’errore con sé stessi e con i propri figli.
                                                             Dott.ssa Rita Manzo

QUANDO E' IL MOMENTO GIUSTO PER TOGLIERE IL PANNOLINO AD UN BAMBINO?


La fase dello “svezzamento” dal pannolino è un momento molto importante per l’evoluzione del bambino.
Per quanto concerne la maturazione neurofisiologica il controllo degli sfinteri viene acquisito progressivamente e, solitamente, il controllo dello sfintere anale precede quello dello sfintere vescicale.
Il controllo sfinterico completo si ha tra i tre e i quattro anni, ma non esiste un’età precisa in cui il bambino è pronto a fare meno del pannolino in quanto ogni bambino è diverso dall’altro e bisogna evitare di forzare i tempi poiché obbligarlo potrebbe allungare il percorso. Dunque occorre rispettare i suoi tempi. Solitamente tra i due e i tre anni si procede con i primi tentativi e le femminucce per motivi fisiologici sono un pò più precoci. Sicuramente la primavera e l’estate sono i periodi migliori, perché se si bagnano, non prendono troppo freddo, inoltre con il caldo il pannolino crea fastidio.

Durante la fase dello “svezzamento” dal pannolino gioca un ruolo importantissimo sul piano affettivo l’atteggiamento della famiglia. La relazione madre-bambino è estremamente coinvolta. Per il bambino le feci sono un materiale “prezioso”, speciale, dotato di un importante significato affettivo.
Il bambino considera i suoi escrementi un proprio prodotto, la sua “opera d’arte”, ed è felice di mostrarli e donarli alla mamma e al papà. Pertanto un atteggiamento positivo da parte dei genitori, in particolare della madre, in merito alla loro espulsione faciliterà il bambino ad abbandonare la sicurezza del pannolino. 
Ma come si fa a capire quando è il momento giusto? 
Ci sono alcuni segni indicativi della raggiunta maturazione psicologica che possono essere colti, come ad esempio osservare e imitare il comportamento degli adulti o del fratello più grande, mostrare desiderio di indipendenza, camminare e sedersi da solo, capacità di alzare e abbassare i pantaloni da solo, ecc. 
Alcuni consigli per le mamme… 
1) non bisogna avere fretta: aspettare il momento giusto è un fattore importante per il successo. 
2) Potrebbe essere invogliante per il bambino scegliere il vasino insieme alla mamma. In commercio se ne trovano diversi, di tutti i colori e modelli. Sono molto confortevoli anche i riduttori, ovvero quelle tavolette morbide che si mettono direttamente sul water per ridurne la grandezza, che danno al bambino la sensazione di fare una cosa da grandi. Molto invitanti per il piccolo sono anche le mutandine con i suoi personaggi dei cartoni preferiti. 
3) fargli scegliere il posto che preferisce (non necessariamente il bagno, ma con buonsenso), i giochi che vuole avere con se, e se desidera o meno avere la sua mamma vicino. 
4) Creare una quotidianità: ad esempio, accompagnarlo al vasino dopo i pasti (o ad intervalli regolari, per chi proprio non ce la fa a resistere qualche ora) e farlo sedere senza pannolino. 
5)Mettere in conto una serie di “incidenti” di percorso, che non dovranno essere troppo rimarcati (ma nemmeno ignorati: semplicemente, dovranno essere accompagnati da una spiegazione serena, tipo “non fa nulla, la prossima che ti scappa dillo alla mamma e andiamo di corsa in bagno”). 
6) Avere tanta pazienza, mai mettergli fretta, ma soprattutto fare tante coccole ed applausi quando il bambino riesce a controllare gli sfinteri. Non rimproverarlo mai nei casi di fallimento e, non fate mai paragoni con i bimbi degli altri.


                                                                Dott.ssa Rita Manzo


GENITORI E FIGLI:QUANDO IL GIOCO DIVENTA UN’ATTIVITA’ CHE DIVERTE ENTRAMBI


Il gioco è l'attività primaria dei bambini, i quali, attraverso di esso, riescono ad esprimere le proprie emozioni, ad adattarsi all'ambiente che li circonda e a sviluppare adeguate capacità di problem solving (risoluzione dei problemi). Il gioco infantile, se utilizzato correttamente, favorisce lo sviluppo globale del bambino, attribuendo al suo benessere cognitivo, fisico, sociale ed emotivo e alla formazione della sua coscienza morale. Attraverso il gioco i bambini imparano ad avere fiducia nelle proprie capacità individuali (fisiche e mentali),ad esplorare il mondo, a scoprire se stessi; in sostanza rappresenta il loro modo di lavorare, di apprendere, di comunicare, quindi di dominare la realtà. Il gioco è il linguaggio attraverso cui i bambini esprimono ciò che non riescono a tradurre in parole. Per tutti questi motivi le mamme fanno molta attenzione quando comprano i giocattoli per i loro bambini assicurandosi che questi siano educativi e che siano adeguati allo sviluppo psicologico del bambino. 
Grazie al gioco i bambini possono esprimere con naturalezza conflitti, disagi o situazioni che gli creano ansia e dominare situazioni emotive troppo intense per la loro età. Giocare gli consente di abbandonare momentaneamente la realtà con le sue regole per entrare in un mondo di fantasia nel quale ogni desiderio si può realizzare. Giocando i bambini ci rivelano non solo come rappresentano la realtà ma anche come la percepiscono. Pertanto è utilissimo per i genitori osservare il modo di giocare dei propri figli, al fine di ricavarne preziosi indicatori del loro sviluppo emotivo. I bambini piccoli adorano giocare con i loro genitori e questo loro desiderio va assecondato in quanto il gioco tra genitori e figli permette di migliorare la relazione familiare che, come sappiamo, ha un ruolo prioritario sullo sviluppo della personalità e della socializzazione dei bambini essendo un ambiente naturale d'apprendimento di concetti e d'attitudini che agiscono come rinforzo e come motivazione per il raggiungimento di nuovi obiettivi educativi. 
Il gioco con i genitori consente al bambino di costruire con loro legami di intimità. Giocare equivale a conoscersi e a identificarsi maggiormente nel ruolo genitoriale, conoscere e a farsi conoscere meglio dai propri figli, a dialogare e a creare legami più forti. Si può affermare che giocare è il miglior modo di educare. L’ appuntamento col gioco cancella o rende più accettabile l'altro tipo di relazioni che i genitori hanno abitualmente con i figli: "Hai finito i compiti? Hai messo a posto i giochi? Mi fai vedere la pagella? Si va a letto dopo cena!" ecc.. E’ importante che il gioco diventi un momento di incontro tra il bambino e i suoi genitori. 
Ai giochi elettronici, passivizzanti e ripetitivi, sono da preferire i giochi di finzione che danno ai bambini la possibilità di esprimere le loro emozioni. 
Nei primissimi anni di vita, il gioco più apprezzato ed amato dal bambino è la mamma o eccezionalmente chi si prende cura di lui. La madre è un "giocattolo universale"; per il bambino la mamma è tutto: lo ama, si prende cura di lui, gli presenta il mondo, gli dà sicurezza, gli trasmette fiducia. 
Oggi purtroppo, molto di frequente, vediamo il crearsi di una frattura nella comunicazione tra genitori e figli in quanto molti genitori a causa dei ritmi frenetici della vita lavorativa non hanno molto tempo a disposizione da dedicare ai loro figli in compenso trascorrono molto tempo fuori casa rispetto agli anni precedenti. È molto importante lasciarsi trascinare dai giochi dei bambini perché ciò consente ai genitori di stabilire un legame speciale con loro che si rivelerà molto utile per entrambi durante l’adolescenza.

"il bambino che non gioca non è un
bambino, ma
l'adulto che non gioca
ha perso il bambino che era in lui
e di cui avrà sempre bisogno"
 P.Neruda

                                           Dott.ssa Rita Manzo